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incendi californiaUna serie devastante di incendi hanno colpito la California e, in particolare, la regione di Los Angeles nel mese di novembre 2018. Non è la prima volta che sentiamo parlare di incendi in California ma l’impressione è che stiano diventando sempre più frequenti ed intensi.

Quali sono le cause e/o i fattori determinanti per l’innesco e la propagazione di questi incendi? È un pericolo che sentiamo vicino o lontano da noi? Potrebbe accadere anche in Italia/Europa? Queste sono alcune delle domande a cui cercano di rispondere giornalisti e scienziati soprattutto alla fine della fase di emergenza. Trovare una risposta significa diminuire il rischio che un elemento naturale come il fuoco possa determinare eventi così catastrofici.

Tra i fattori determinanti troviamo i cambiamenti climatici che inasprendo periodi di piovosità, siccità ed alte temperature creano condizioni della vegetazione particolarmente suscettibili al fuoco. Pianificazione e gestione del territorio che non tengano conto del rischio di incendio possono concorrere inoltre a creare condizioni di pericolo per la popolazione, le abitazioni e le attività produttive. Il rischio è esteso a tutte le aree temperate compresa l’Europa meridionale dove, anche recentemente, si sono verificati eventi devastanti come in Portogallo (2017) e Grecia (2018). L’innalzamento delle temperature, inoltre, espone al rischio anche paesi e zone climatiche tipicamente “immuni” o dove gli incendi nel passato sono stati limitati, rendendo queste aree più vulnerabili.

Le tecniche di Osservazione della Terra (OT) forniscono dati e misure fondamentali per il monitoraggio del fenomeno degli incendi boschivi e per la stima del danno (e.g. estensione area bruciata, severità dell’incendio, frequenza eventi, perdita di vegetazione, emissioni in atmosfera) soprattutto su aree molto vaste per le quali i soli rilievi in situ potrebbero essere molto onerosi.

In particolare, i ricercatori IREA si occupano dello sviluppo di metodi ed algoritmi per la mappatura delle aree bruciate e della severità dell’incendio (i.e. impatto sulla vegetazione) da dati satellitari ottici e SAR. In questo quadro, la ricerca si concentra soprattutto sull’utilizzo di dati acquisiti dalle missioni ESA Sentinel nell’ambito del programma Copernicus coordinato dalla Commissione Europea.

Su questi temi Daniela Stroppiana, ricercatrice dell'IREA, ha parlato nel corso di una intervista a SkyTG24

 


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Venerdì, 21 Giugno 2019 09:56

Le prime immagini della Terra con PRISMA

fig 1 trasimeno

Presentate al salone dell’aerospazio parigino di Le Bourget le prime immagini di varie aree della Terra, realizzate grazie al potente sensore ottico iperspettrale, montato a bordo del satellite PRISMA dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), lanciato in orbita il 22 marzo scorso.

A contribuire alla elaborazione dati, anche l’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA). In particolare, il CNR-IREA ha elaborato i dati sul lago Trasimeno (il più esteso dell’Italia centrale, in Umbria), per valutare la torbidità delle acque superficiali. La mappa (fig. 1) mostra un gradiente di torbidità che varia tra 3 e 6.2 NTU, mentre i valori più alti (in grigio) sono nascosti a causa del riflesso solare che in questa elaborazione preliminare non è stato filtrato. La mappa, inoltre, mostra come le acque siano generalmente meno torbide nella baia sudorientale, dove comunità di macrofite aquatiche (vegetali macroscopicamente visibili) hanno un ruolo anche nel limitare la risospensione dei sedimenti del fondale. PRISMA ha rivelato diversi gradienti di torbidità dell'acqua anche nei laghi più piccoli a sud del Trasimeno (ad esempio Chiusi).

Per le saline di Margherita di Savoia (area protetta della Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, (fig. 2), il sensore è stato testato, invece, per valutare le sue potenzialità di estrarre il segnale proveniente da acque con diversi livelli di sale. In un ultimo esempio, relativo alla costa laziale, PRISMA ha rivelato diversi gradienti di profondità della zona costiera nei pressi di San Felice Circeo (fig. 3).

Nei prossimi mesi queste prime elaborazioni verranno ulteriormente affinate mediante algoritmi dedicati e consentire, quindi, studi verso un’ampia gamma di applicazioni mirate non solo al comparto acquatico ma anche agli ecosistemi terresti, sia naturali sia gestiti dall’uomo. A supporto di questa missione, diversi istituti del CNR, insieme ad ASI e ad altri Enti, stanno sviluppando un importante progetto triennale PRISCAV (Attività scientifica di CAL/VAL della missione PRISMA).

fig 2 saline

saline di Margherita di Savoia

fig 3 costa-lazio

Costa laziale


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